".... il risultato è all'altezza della provocazione, e a tratti sconcerta. La sonorizzazione composta da Li Calzi è infatti una texture sonora di eccezionale varietà e complessità: campionature elettroniche seriali, contaminazioni dance, sonorità dell'Asia Centrale, canti ieratici in lingue misteriose, scatti di apparecchi fotografici, trapani elettrici e bicchieri che s'infrangono, pause improvvise, rapidi crescendi orchestrali, silenzi inattesi e interminabili, voci incomprensibili e distorte, raffiche di mitra ...
(Silvio Alovisio, "La rivista del cinema", febbraio 2009)
".... Il risultato è un'opera altamente concettuale, mai banale, ora martellante e ora più soffice, quasi dolente. L'universo espressivo di Li Calzi vi si espande secondo le sue prerogative più tipiche ...
(Alberto Bazzurro, "L'isola che non c'era"
, gennaio 2009)
"... un magma strutturato ed implacabile di innegabile fascino ..."
(Guido Festinese, Il giornale della musica, marzo 2009)
"... musica tradizionale rivisitata con tanta elettronica, vocoder e tromba fino a creare una soundtrack assolutamente pertinente e convincente ..."
(Roberto Caselli, Jam, marzo 2009)
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